LE DONNE E GLI ELEMENTI: ACQUA
Parte 1: Nena e la Memoria dell’Acqua

Quando si parla dell’Elemento ACQUA subito si dice che il nostro corpo ne è costituito per il 70%. E ogni volta, anche se lo si sa già, sembra incredibile. Anche a me, che col corpo ci lavoro ogni giorno. L’Acqua per i Greci era tra i quattro elementi (con aria, terra e fuoco) che stanno all’origine della vita, che sono la radice della nostra esistenza. Anche per la filosofia cinese l’acqua, insieme a terra, fuoco, legno e metallo è uno dei 5 elementi di costruzione e generazione del ciclo vitale: il legno, bruciando, alimenta il fuoco; il fuoco, attraverso la cenere, alimenta la terra; la terra, dalle sue viscere fa nascere il metallo e, contemporaneamente, con le sue irregolarità, muove l’aria; l’aria, portando le nubi, alimenta l’acqua; l’acqua, nutrendo le piante, alimenta il legno, e il cerchio si chiude. L’acqua insomma è sempre stata ritenuta universalmente importante dai vari popoli della terra, in ogni epoca, e ha dato origine a numerose tradizioni spirituali. Dai greci le venivano assegnate le qualità dell’emozione, dell’intuizione, dell’adattabilità, ma soprattutto rappresentava il genere femminile. Per questo l’ho scelta come punto di partenza di questa nostra esplorazione, in questo viaggio nella vita di una donna ordinaria e straordinaria che con l’acqua ha vissuto e convissuto, se n’è nutrita e l’ha nutrita, l’ha amata, conosciuta e dominata, venendo da essa ammaliata, per tutta la sua esistenza. Per questo ho scelto di parlarvi di Nena che, come l’elemento Acqua, rappresenta Forza e Stabilità, che ha fiducia in se stessa e gli altri.

Nazzarena Casini, detta Nena, non c’è più. E’ morta a settantadue anni il 5 gennaio 1986. Quella che “si dice” una donna del popolo, la Nena ha molto ancora da insegnarci: lei che iniziò a pescare nel Po dall’età di tredici anni e subito ad affiancare il padre nel suo lavoro di traghettatore o “passatore”sul fiume. Quando si pensa al traghettatore viene subito in mente Caronte, ma questa volta dovete immaginare come traghettatrice, una bimbetta scalza di tredici anni con i capelli scarmigliati e le ginocchia sbucciate. Insolito, ma vero. Nena, ha ereditato un mestiere che apparteneva alla sua famiglia da generazioni. Ma generazioni di Uomini. Il padre le insegnò a remare e a tenere la barca fino a che, appena quattordicenne, cominciò a muoversi da sola attraverso il fiume, soprattutto la sera e di notte quando, dopo aver lavorato di giorno come “carrettiera”, iniziò a sostituirlo del tutto perchè ormai troppo anziano e malato per quel mestiere. Il Po allora era un grande fiume, vissuto nel quotidiano e fonte di vita, non come adesso, che lo si ricorda solo quando si supera il ponte dell’autostrada e si pensa che si sta ‘passando’ dall’ Emilia-Romagna al Veneto o alla Lombardia e viceversa. Era fonte di vita per migliaia di persone. La sua Acqua nutriva i mulini, ci si pescava, si navigava tanto da giungere, partendo da lì, alle alte vie del Danubio, trasportando la seta in tutta Europa. Una vera forza. Che è ancora lì, a nostra disposizione, ma di cui ci siamo dimenticati.

Insieme alla sapienza dei mestieri Nena ha raccolto un patrimonio di conoscenza, di cultura ma soprattutto l’amore incondizionato per l’ Acqua, che ha imparato a dominare rispettandola, vivendoci in stretta simbiosi. Per lei l’acqua è un po’ come l’etere (il quinto elemento in medicina ayurvedica invece del metallo): l’elemento che pervade il tutto ed è correlato allo spazio, al vuoto. Che lei traversava ogni giorno, con il corpo e coi pensieri. C’è una sacralità quasi religiosa nelle sue parole “Io non vedo l’ora del mattino per arrivare vicino al mio Po. E’ come un rito. Per me è tutto, tutto, per me c’è tutto.” La Nena, lei parlava con le Acque del Po. E se l’elemento acqua caratterizza il cambiamento, lei sapeva ascoltarne tutti i mutamenti: i capricci improvvisi, i rapidi e ripidi cambi d’umore e di velocità, le differenze di colore; se le acque stessero gonfiandosi e correndo verso il mare per la naturale ansia di arrivare a confondersi col tutto (o il niente), o se invece fossero figlie di una pioggia violenta che di lì a poco avrebbe inondato ogni cosa. Le acque le parlavano perché lei sapeva ascoltarle, le bastava guardarle e toccarle con quelle grandi e rugose mani, per capirne l’anima sfuggente e mobile. Chissà se aveva barattato la propria anima di donna, mutevole e inquieta, incoerente e al tempo stesso aderente, con quella dell’acqua, diventando così una specie di amazzone di quel Regno: aveva il dono di domare il grande fiume e di farlo attraversare, portando di là la gente che a lei si affidava, fiduciosa di raggiungere l’altra riva. Traghettò senza sosta prima, durante e dopo la guerra, finchè non chiuse gli occhi per passare a un altro ciclo di vita. “Io non cambio questo ambiente” lei diceva. Che saggezza in questa vita vero?.

Il Dalai Lama ci dice: “Sii gentile con la Terra.”. E Nena lo era, con la Terra, come con le persone e i suoi due piccoli cani, instancabili compagni di traversate. Se tutti fossimo un po’ come lei non mancherebbe l’Acqua, ne avremmo più rispetto, l’accudiremmo, la capiremmo, ma davvero, non solo a parole. Che l’acqua è un elemento importantissimo, anche quando scorre inutilmente da un lavandino e non solo quando facciamo meditazione pensando all’elemento cinese. “Io ho tutto qua”. Nena lo sapeva già, senza sapere nulla di medicina ayurvedica, che l’acqua è l’elemento che rappresenta l’Io. Che rappresenta noi stessi. Che saggezza ci giunge, a noi che cerchiamo sempre di cambiare tutto, a noi che facciamo così fatica ad apprezzare le piccole cose di cui è fatto il mondo e la bellezza che lo alimenta. Sempre per citare il Dalai Lama “Siamo solo visitatori su questo pianeta. Staremo qui per cent’anni al massimo. Durante questo periodo dobbiamo cercare di fare qualcosa di buono, qualcosa di utile, con le nostre vite. Se si contribuisce alla felicità di altre persone, si trova il vero senso della vita.”

Se volete riappropriarvi di questo elemento dunque, vi consiglio una gita, che spero potremo presto organizzare anche noi come gruppo Associazione Sentieri Sterrati, su questa parte del Po. Ma non andateci di giorno, quando il sole è già alto. Andateci al mattino presto e datevi il tempo di aspettarlo uscire del tutto. Andateci all’Aurora, quando ancora il fiume lascia salire i suoi vapori verso il cielo. Quando l’Acqua si trasforma e il silenzio è interrotto solo dal canto degli uccelli. Poco dopo l’alba. Io l’ho fatto. Ho fatto lì il saluto al sole, ai piedi del nostro grande fiume e pensando a Nena, l’ultima traghettatrice. E’ un’esperienza bellissima. Si riesce davvero a entrare nell’elemento Acqua, col corpo e con la mente: a lasciarsi portare in una direzione che ci appare precisa, senza la necessità di sapere quale sia. Si riesce a perdersi nei pensieri senza che ci appartegano più, penchè noi diventiamo il fiume stesso che scorre. E l’odore. L’odore di umidità, quello che per i greci era una delle caratteristiche più importanti di questo elemento, ci penetra dalle narici, come faceva nelle ossa di Nena, e respirando, tutto il Prana ci stringe e ci nutre, antico sapore dimenticato, abbraccio di Madre natura. Chi ha vissuto vicino al fiume sa di cosa parlo, ma per noi di città è un’esperienza forte, di cui la vostra anima esulterà!

Come scriveva Emily Dickinson “Esultanza è l’andare verso il mare di un’anima vissuta sempre a terra, che supera le case, i promontori, per sprofondare nell’eternità. Come noi, cresciuti in mezzo ai monti, può mai capire il vecchio marinaio la sovrumana ebbrezza del trovarsi la prima volta a un miglio dalla costa?”. Chi vuole fare nuove scoperte deve esplorare ogni possibilità che la vita gli offre. In questo caso il fiume. Provate. Ci vuole poco per farlo. Spostate il vostro piccolo o grande corpo per questo piccolo viaggio che sarà un grande viaggio della Mente, una bellissima esperienza ve lo assicuro. Il fiume, come l’elemento di cui è fatto, è dotato di una grande sensibilità e riesce a farci cogliere, quando noi per primi cogliamo lui così com’è, senza dare giudizi, ogni aspetto di una situazione e le emozioni che l’accompagnano in noi stessi. E’ una cosa che non si può fare stando seduti a casa, bisogna sedersi in riva al fiume.

Esattamente come diceva Nena in dialetto: “a sèn chi al mònd, bisogna tor tùt”, siamo qui su questa terra e bisogna prendere tutto. Ma non il prendere tutto di questo nostro mondo odierno, che è un arraffare motivato dal profitto, quanto un “prender tutto” per quello che è, accettandone i cambiamenti necessari e inevitabili, un imparare quel saper prender tutto ciò che comprenda il mondo, gli altri e, soprattutto, noi stessi.

Bibliografia:
‘La Sposa del Po” – Omaggio alla Nena, edito da ‘Associazione Bondeno Cultura’
“Nena” Di Roberto Fontanelli 1984 BELLISSSIMO!!
https://www.youtube.com/watch?v=YGqDUMyZm3I
Foto:
“Nena” di Marco Caselli
“Po” di Antonio La Montanara
“Notte italiana, il prologo in bianco e nero: il vento su un pioppeto visto da un argine del Po” da: magazine.larchitetto.it- marzo-2014- il paesaggio della bassa padana.

1 Comment

  • Giuliana

    Rispondi 22 Aprile 2018 17:37

    Tor tut ! Grande Nena e ottimizzarlo..

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