Anna Morandi, “Lady Anatomist”

Il Settecento comincia con una “scoperta” formidabile in confronto alla quale le stampanti 3D, considerando i tempi, fanno ridere: la ceroplastica anatomica. E che cos’è? – direte. È un metodo di modellamento della cera che dà la possibilità di copiare le parti del corpo umano in modo tridimensionale.

L’uso di fabbricare figure di cera era comune già presso Greci e Romani, ma anche presso gli Egizi e i popoli dell’Asia anteriore. Purtroppo, a causa della facilità con cui la cera si deteriora nel tempo, dal Medioevo e fino all’epoca moderna, la cera venne usata dagli scultori quasi unicamente per modellare figure e oggetti da fondere in metallo con la tecnica della fusione a cera persa, o per sviluppare bozzetti di opere da realizzare poi con dimensioni maggiori. In Europa Firenze fu la capitale della ceroplastica: Leonardo, Michelangelo, Raffaello, tutti utilizzavano la ceroplastica. Quindi la “scoperta” in cosa sta allora? Sta nell’allontanarsi dal produrre solo arte e dedicarsi alla creazione di modelli scientifici, botanici ma soprattutto anatomici in cera, per garantire materiale didattico di elevata verosimiglianza.

Ludovico Cardi, pittore e architetto detto Cigoli, fu il primo artista che nel 1500 si cimentò nell’arte della ceroplastica anatomica ma nel 1700 si fece un balzo enorme in avanti. E se in Italia e nel mondo la mostra Body World Anatomy ha fatto così scalpore, potete immaginare la portata dell’interesse che creò all’epoca questa tecnica quando, applicata alla medicina, permise di riprodurre il corpo e il suo interno tale e quale lo vedevano gli anatomisti durante le dissezioni dei cadaveri.

Questo articolo è dedicato ad Anna Morandi che, verso il 1730, con un gruppo di anatomisti e artisti bolognesi, finanziati dal papa Benedetto XIV Lambertini, cominciò a utilizzare questa tecnica in modo sistematico. A Bologna la scuola anatomica fu molto attiva per oltre un secolo e mezzo. Questo gruppo di artisti decise di produrre una collezione esauriente di tutte le parti del corpo umano riprodotte in cera, in modo da rendere superfluo il ricorso alla dissezione di cadaveri veri. Fra questi artisti c’era Ercole Lelli, allievo di Zumbo, Clemente Susini, Giovanni Manzolini e la sua sposa appunto, Anna. Pensate che marito e moglie ebbero un permesso speciale per dissezionare i cadaveri in casa propria e riprodurli in cera invece che lavorare nelle sale dell’Università di Bologna. Ve lo immaginate? In questo ambiente protetto i due potevano studiare anche gli organi proibiti dalla Chiesa: cuore, cervello e organi genitali, contribuendo alla conoscenza scientifica e infrangendo ogni tabù. Pensate poi a una donna che osserva e maneggia tali organi!

Questo gruppo d’innovatori riuscì a realizzare la prima collezione di modelli anatomici della storia che si trovano ancora oggi nel Museo delle Cere Anatomiche di Bologna. So che la frase Museo delle Cere fa sempre un po’ ridere, ma non se siete entrati in questo. È incredibile! Favoloso. In particolare perché tanti dei modelli sono di Anna Morandi, la cui straordinaria vita è significativa ancora oggi perché evidenzia le contraddizioni di un intero secolo (anche se potremmo dire della storia delle donne tutta) il Settecento, diviso fra oscurantismo e illuminismo. Le stesse contraddizioni per cui le donne facevano “solo” le levatrici e gli uomini i ginecologi. Contraddizioni che ritroviamo persino nel suo epitaffio. Sulla sua tomba Anna è una «sposa e madre devota», poi, ovviamente soltanto alla terza riga, si legge: «Artista colta ricercatrice insegnante brillante». Per fortuna, oggi ci ricordiamo di lei soprattutto per questo.

Cosa facevano infatti le donne nel ‘700? Le contadine. Le cortigiane. Le prostitute. Le levatrici. Poche studiavano. E ancor meno erano artiste.

Di certo non facevano anatomia, pratica che era considerata strettamente riservata agli uomini. Le donne medico, tolte rare eccezioni che confermano la regola, non potevano neanche assistere alle dissezioni pubbliche durante le festività di Carnevale, figuriamoci avvicinarsi ai cadaveri per studiarli. L’unico modo in cui esse potevano praticare la medicina era, come ben sappiamo, facendo le levatrici. E anche in questo caso non potevano ricevere una formazione sull’anatomia umana, una delle ragioni dell’altissima mortalità loro imputata legata alle gravidanze a quei tempi. Eppure la maggior parte delle cere anatomiche rappresentavano donne. L’anatomia femminile suscitava molte discussioni nel Settecento. Era considerata come l’equivalente «degenerato» dell’anatomia maschile. Se il corpo dell’uomo era considerato come dinamico, muscoloso, attivo, il corpo femminile era descritto come molle, passivo, «linfatico», difettoso. Il solo scopo del corpo femminile era sedurre l’uomo e portare il nascituro. Si credeva infatti che l’anatomia femminile fosse intimamente legata al temperamento della donna: nervoso, appassionato, infantile, «isterico» (dal latino hystera, = utero), insomma, un «ventre ambulante». Gli uomini, invece, erano descritti come volenterosi, vigorosi, ragionevoli.

Al Museo delle cere anatomiche di Bologna, una collezione davvero splendida quanto rara ci fa fare letteralmente un salto indietro nel tempo. Molti dei modelli anatomici presenti hanno un tratto in comune: portano tutti un feto in grembo, emblema della funzione del corpo femminile… e cioè la riproduzione.

Ma ricordiamo che è proprio durante l’Illuminismo, nel Settecento, che per la prima volta l’accesso alle scienze naturali fu (in parte) esteso anche alle donne, grazie a delle pubblicazioni come «Il Newtonianismo per le signore », pubblicato nel 1739. Ovviamente subito messo all’indice dalla Chiesa. Vi stupisce? Ovviamente no. Ci stupirebbe il contrario.

Eppure tra tutti i modelli anatomici di Bologna i più belli e incredibilmente precisi sono quelli di, udite udite, Anna Morandi. Si, Anna è la prima artista in assoluto in questo campo. I suoi lavori furono e sono i più ammirati per la loro esattezza e raffinatezza.

Anche il filosofo Luigi Graziani, in un discorso celebrativo pronunciato a Bologna nel 1777, scrisse che i modelli anatomici di Anna Morandi imitavano la natura rendendola eterna; allo stesso tempo comunicavano un «piacere incredibile allo spettatore», e grazie a lei, si poteva osservare «una forte crescita del numero degli studenti in medicina».

Anna fu ovviamente criticata da diversi suoi colleghi (l’invidia non muore mai!) ma riuscì sempre a smentirli e non solo…. persino a correggere gli errori dei suoi detrattori. Così si fa!

Nata a Bologna il 21 gennaio 1714, da Carlo e da Rosa Giovannini, nella parrocchia di S. Martino, Anna Morandi studiò disegno e scultura. Presso il laboratorio di scultura conobbe Giovanni Manzolini, professore di anatomia, che sposò nel 1740: dal matrimonio nacquero otto figli, dei quali però solo due, Carlo e Giuseppe, raggiunsero l’età adulta. Quando si sposò a ventisei anni, Anna era formata come artista professionista e sapeva anche leggere e scrivere il latino, la lingua accademica. Entra nel mondo dell’Università come moglie di Giovanni, professore di anatomia, e quando lui morirà, vedova con due figli, continuerà i suoi studi e creerà un laboratorio anatomico unico in Europa che attirerà persino l’attenzione della russa Caterina la Grande. La vita di Anna però, fu segnata da continui avvenimenti luttuosi e da gravi problemi finanziari. Fu costretta ad affidare uno dei due figli, Giuseppe, a un’istituzione caritatevole, perché da sola non ce la faceva.

La carriera artistica in campo anatomico della Morandi iniziò grazie al marito, ma fu unicamente il suo grande talento e tenacia che le permisero di continuare a modellare da sola i preparati anatomici in cera e di acquisire un successo artistico e accademico di gran lunga maggiore di quello raggiunto dal consorte.

La Morandi lavorando a stretto contatto con il marito ebbe la possibilità di dissezionare concretamente i cadaveri. Il che dimostra cosa siamo in grado di fare quando ce ne viene offerta la possibilità. Fra una gravidanza e un’altra Anna iniziò ad aiutare il consorte nella pratica delle dissezioni, e quando nel 1755 lui cadde improvvisamente in depressione, morendo di  lì a poco di tubercolosi, lei aveva già acquisito padronanza del mestiere e sufficiente conoscenza da poter continuare l’attività autonomamente. Chiese così all’Accademia di Bologna di riprendere i corsi universitari tenuti da Giovanni come docente. Sorprendentemente, le dissero di sì e venne assunta. Anna Morandi diventa così l’anatomista più importante di Bologna.

Da quel momento Anna ricevette dal Senato Bolognese la nomina a modellatrice in cera presso la cattedra di anatomia dell’Università con un onorario annuo di 300 lire bolognesi e senza l’obbligo di tenere letture nello studio. Nonostante questo le difficoltà economiche continuarono a essere una costante nella sua vita. Così, nel 1769, quando l’Assunteria di Stato non accettò la sua richiesta di aumento dell’onorario per la sua opera di ceroplasta, accolse l’offerta del senatore Girolamo Ranuzzi che acquistò tutte le sue preparazioni, gli strumenti e la biblioteca e le offrì anche un appartamento nel proprio palazzo.

Anna nonostante tutte le avversità, acquisì una grandissima fama che le permise un privilegio che per quei tempi, e per una donna soprattutto, era assolutamente eccezionale: l’entrata all’Istituto delle Scienze di Bologna, poi nel 1760 alla Società letteraria di Foligno e nel 1761 all’Accademia del disegno di Firenze. La sua notorietà non rimase confinata all’ambito nazionale, ma si allargò in tutta Europa. Ricevette inviti da Milano, Londra e Pietroburgo per lavorare negli istituti e nelle accademie di quelle città. Divenne letteralmente famosa.

Anche se oggi si può pensare siano banali, (ma solo a chi non li vede di persona vi assicuro), i modelli anatomici in cera furono all’epoca un progresso tecnologico considerevole: permettevano di osservare e studiare il corpo umano senza utilizzare cadaveri veri. Quelli erano tempi in cui i corpi erano non solo difficili da trovare ma difficilissimi da conservare e potevano anche trasmettere malattie mortali come la setticemia e altre infezioni.

Ma non solo, Anna divenne così importante che suscitò l’ ammirazione dei visitatori del Grand Tour. Viaggiatori dall’Europa e dall’America legittimarono senza revoca il suo successo da un punto di vista internazionale. Nel 1769, Anna ebbe l’onore, che neppure grandi uomini dell’epoca ebbero, di ricevere la visita dell’Imperatore d’Austria Giuseppe II. Quest’ultimo fu così impressionato dalle sue opere che al suo ritorno a Vienna creò una collezione di cere anatomiche: l’Istituto Josephinum. Anna ebbe anche diversi inviti alla corte dell’Imperatrice Caterina II di Russia, ma scelse di non lasciare mai Bologna e la città in cui viveva la sua famiglia.

Morirà a Bologna il 9 luglio 1774 e verrà sepolta, con funerali solenni, nella chiesa di San Procolo in Via D’Azeglio a Bologna.

Una curiosità: Anna ha raffigurato sé stessa ed il marito in due busti di cera a dimensioni naturali, entrambi nell’atto di dissezionare uno degli organi proibiti: lei un cervello, lui un cuore. Pare che fosse lei la più brava dei due, e astutamente ha voluto sottolinearlo invertendo gli organi solitamente associati ai generi.

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