Le Levatrici del Modernismo

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In occasione dell’uscita del primo libro di Somara!Edizioni, Donne della Rive Gauche, di Shari Benstock, un incontro per per parlare di quelle donne che, tra il 1900 e il 1940, espatriarono a Parigi per cercare la loro Libertà, non solo espressiva, ma Libertà di vita, pubblica e privata.

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È luogo comune che il Modernismo sia stato un fenomeno (letterario, sociale, politico, editoriale) creato in prevalenza dagli uomini – si conoscono infatti i nomi di Picasso, T.S Eliot, James Joyce, Pound, Fizgerald, Auden – mentre in realtà non sarebbe esistito senza il lavoro redazionale,  gli sforzi letterari e le soirées letterarie che queste donne organizzavano, senza la loro attività politica a favore della parola; la loro laboriosità economica, la loro capacità di promuovere le opere moderniste.

I loro nomi erano Gertrude Stein, Natalie Clifford Barney, Sylvia Beach, Adrienne Monnier, Colette, Djuna Barnes, Hilda Doolittle, Bryher, Janet Flanner, Edith Wharton, Solita Solano, Alice B. Toklas, Renée Vivien, Jean Rhys, Anais Nin, Mina Loy, Maria Jolas, Jane Heap, Nancy Cunard, Caresse Crosby, Kay Boyle, Margareth Anderson.
Alcune di loro furono protagoniste e artefici del Modernismo, altre ne furono le “Levatrici“, nel senso che aiutarono a mettere al mondo quel “mondo”, quasi che nella ripetizione di un antico gesto femminile fossero capaci di rinnovare in modo nuovo un ruolo tradizionale e classico.

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È interessante in questo senso l’osservazione di Sylvia Beach, quando nel tentativo di trovare all’Ulisse un editore americano, cercò di determinare quali fossero i suoi diritti come prima editrice dell’opera. A quel punto un’amica le suggerì che forse, malgrado il contratto firmato da lei e da Joyce che le assicurava certe garanzie, non aveva alcun diritto sul libro. Non si stupì, non protestò lei, che aveva corso enormi rischi per conto di Joyce, arrivando quasi a perdere la libreria per sostenere finanziariamente la sua opera. Semplicemente osservò che dopo tutto il libro era suo, di Joyce, lui era la madre dell’Ulisse. Da donna, Sylvia sapeva bene che i figli appartengono alla madre, non alla levatrice.
È un’osservazione di cui invito a cogliere la lezione di umiltà e di rigore e onestà intellettuale che contiene, e insieme la portata gnoseologica che svela riguardo alla realtà della creazione in letteratura. Ciò che entra in gioco nella creazione dell’opera – uno scrittore e una scrittrice lo sanno per esperienza – è che nell’atto della scrittura si è ‘madri’. Un uomo e una donna quando scrivono in questo si avvicinano: sono entrambi materni ed entrambi, in quanto madri, donna. Ecco dove la discriminazione di ‘genere’ dimostra appieno la stupidità e la sterilità di un pensiero che opera per tali distinzioni, laddove si dovrebbe celebrare il trionfo della maternità. Della femminilità. In entrambi i casi.” (dall’introduzione di Nadia Fusini)

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Interverranno:
Nadia Fusini, Barbara Lanati, Margherita Giacobino, Sara De Simone

letture di Irene Guadagnini

Sabato 10 Novembre 2018
ore 17

Presso la Sala Prof. Marco Biagi (Complesso del Baraccano),
via Santo Stefano 119 – Bologna

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Nadia Fusini insegna Letterature comparate alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

È saggista, traduttrice e autrice di diversi romanzi. Ha tradotto e commentato grandi autori, tra cui Virginia Woolf, William Shakespeare, Samuel Beckett, Mary Shelley, Wallace Stevens. Ha curato i due volumi dei Meridiani Mondadori dedicati a Virginia Woolf (1998).

Tra le sue opere ricordiamo: Una fratellanza inquieta – donne e uomini di oggi (Donzelli 2018), Vivere nella tempesta (Einaudi, 2016), Hannah e le altre (Einaudi, 2013 ), Nomi – undici scritture al femminile (Donzelli, 2012).
Collabora alle pagine culturali del quotidiano “la Repubblica”.
È Presidente dell’ Italian Virginia Woolf Society

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Barbara Lanati insegna letteratura angloamericana all’Università di Torino.

Tra i suoi lavori più importanti la biografia di Emily Dickinson “L’alfabeto dell’estasi – Vita di Emily Dickinson” (Feltrinelli, 1998), le traduzioni delle poesie, sempre di Dickinson, “Silenzi” e “Sillabe di seta” (Feltrinelli). Per Einaudi ha curato Lettere di Emily Dickinson (1982) e “Vita attraverso le lettere” di Edgar Allan Poe (1992); ha curato inoltre: “Il diario di Eva” di Mark Twain (Feltrinelli, 1983) e “Frammenti di un sogno: Hawthorne, Melville e il romanzo americano” (Feltrinelli, 1987).

Numerosissimi i suoi saggi tra cui spiccano quelli di figure femminili come Gertrude Stein, Angela Carter, Virginia Woolf, Vanessa Bell, Anaïs Nin, Dorothea Lange e tante altre

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Margherita Giacobino è scrittrice, saggista e traduttrice.

Ha tradotto, tra gli altri, Emily Brontë, Gustave Flaubert, Margaret Atwood, Dorothy Allison, Audre Lorde.

Collabora alla rivista satirica online “Aspirina”. Il suo primo libro, Un’americana a Parigi (Baldini e Castoldi), è uscito nel 1993 con l’eteronimo di Elinor Rigby. Per Eliot, nel 2010, è uscito L’uovo fuori dal cavagno.

Con Mondadori ha pubblicato Ritratto di famiglia con bambina grassa (2015), Il prezzo del sogno (2017) e l’Età ridicola (2018).

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Sara De Simone si è laureata in Filologia romanza alla Sapienza ed è dottoranda in Letterature comparate alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Si occupa di letteratura medievale e di scrittura delle donne (tra cui Dickinson, Colette, Lispector, Ortese, Woolf).

Ha approfondito la sua formazione in studi di genere all’Università di Utrecht e all’interno del Laboratorio di studi femministi “Sguardi sulle differenze” di Roma. Fa parte dell’International Network for Comparative Humanities coordinato dall’Università di Princeton. È nel direttivo della Italian Virginia Woolf Society.

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