Louise Michel o dell’indomita bontà

Louise Michel o dell’indomita bontà

Chi ricorda oggi Louise Michel? In Italia non la conosce quasi nessuno, in Francia la sua memoria è tenuta viva da qualche nostalgico della Comune di Parigi e venerata da sparuti gruppi anarchici. In realtà, all’epoca e per parecchio tempo dopo la morte, fu famosissima come appassionata rivoluzionaria, scrittrice, femminista della prima ora, agitatrice anarchica sempre dalla parte dei deboli e soprattutto come persona generosa, ‘buona’, quando esserlo era ancora considerato una virtù e non una ridicola debolezza.

Louise nasce nel castello di Vroncourt nel 1830. La madre, Marianne, è una bella e giovane servente della famiglia dei proprietari, Etienne-Charles e Charlotte Demanhis. E il padre? Dovrebbe essere Laurent, uno dei loro figli, ma non è escluso che sia invece lo stesso Etienne-Charles. In ogni caso, i Demanhis figurano come nonni ‘ufficiali’. Sono persone aperte, colte, vivaci che trasmettono a Louise il senso e l’esigenza suprema della libertà. La bambina trascorre un’infanzia felice e si rivela subito ben dotata e anche intraprendente. A dodici anni invia le sue poesie nientemeno che a Victor Hugo, il quale le risponde. Inizia una corrispondenza che proseguirà per molti anni, nutrita da affinità intellettuale e reciproca stima.

Ma…non può durare. Laurent si è eclissato quasi subito, formando una nuova famiglia che vede Louise e Marianne come fumo negli occhi. Così, quando lui stesso e i nonni, a breve distanza, vengono a mancare, le due sono cacciate e il castello messo in vendita.

Louise ha vent’anni e supera di slancio il dispiacere tuffandosi nel lavoro di insegnante, dove applica idee libertarie: addirittura nelle sue classi sostituisce la preghiera del mattino con la Marsigliese. Nel chiuso e bigotto ambiente della provincia le conseguenze sono disastrose, così, dopo qualche anno, Louise, con Marianne al seguito, se ne va a Parigi. Ecco, finalmente una città, un’atmosfera adatte a lei. Un crogiolo di idee e fermenti rivoluzionari! Si stanno diffondendo, soprattutto, i movimenti legati al mutualismo libertario di Pierre-Joseph Proudhon e al comunismo di Karl Marx. Molti sono anche i seguaci dell’utopia socialista di Louis Auguste Blanqui, l’erede di Babeuf, che paga duramente i suoi ideali con trentasei anni di carcere.

Louise si immerge nell’ambiente: frequenta i corsi serali di rue Hautefeuille che i club repubblicani organizzano su materie proibitissime come la storia moderna; apre e dirige a Montmartre una piccola scuola dove applica i suoi metodi innovativi; si fa conoscere per la generosità immediata e spontanea visto che a volte che esce di casa con cappello, cappotto e guanti…e torna senza per averli donati; scrive numerosi libri come “La misère” e “Le crime de l’époque”; ma soprattutto entra nel variegato mondo di uomini e donne politicamente impegnati che costituiranno il nucleo della Comune. Conosce lo scrittore Jules Vallés, il sindacalista Eugène Varlin, l’esule russa Elisabeth Dmitrieff e il ‘marchese anarchico’ Henri de Rochefort, con cui instaura una sorta di cameratismo che durerà tutta la vita.

Ma … l’amore? Louise non è decisamente portata, con grande afflizione della madre. Forse sa di non essere del tutto attraente, ma non le importa. L’unica eccezione è Théophile Ferré, fratello di una cara amica. Fra i due scocca quello che al giorno d’oggi si chiamerebbe un feeling fortissimo, ma per Louise è qualcosa che va oltre. Peccato che lui sia molto più giovane e lei … del tutto sprovveduta: tanto è disinvolta e irruente nella vita pubblica, quanto timida e pudica in quella privata. Così tiene per sé il sentimento che Théophile forse neppure immagina. La vicenda ha un esito tragico: in quanto dirigente della Comune, egli viene fucilato nel novembre 1871.

Eh, già, la Comune! Per chi, magari, non fosse ferrato sull’argomento, ecco un riassunto. Nel 1870 la Francia di Napoleone III e la Prussia di Bismark, entrambe con obiettivi di espansione politica ed economica, entrarono in guerra. Poco dopo l’esercito francese non solo fu sconfitto e dovette arrendersi, ma passò dalla parte del nemico invasore. Le truppe versagliesi (così chiamate perché lo stato maggiore era acquartierato a Versailles) si incaricarono di domare e occupare le città riluttanti, tra cui Parigi. Mentre le autorità chinavano la testa, il popolo insorse, unendo alla fierezza nazionale istanze socialiste e libertarie. Nel marzo 1871 nacque la Comune di Parigi, una forma di generoso e coraggioso autogoverno, un esperimento politico che ispirò gli anni a venire, un’irripetibile stagione di fermento intellettuale ed artistico.

Assediata da due eserciti, Parigi si difese eroicamente, ma alla fine dovette cedere. La Comune durò tre mesi e si concluse con un massacro.

Louise è una delle anime della Comune: nella città affamata si occupa di trovare cibo per i bambini, soccorre i feriti guidando l’ambulanza, incoraggia i combattenti e combatte lei stessa: è un’eccellente tiratrice e appartiene al plotone femminile del sessantunesimo battaglione, che resisterà fino allo stremo.

La domenica 21 maggio, complice un traditore, i versagliesi entrano in città. Inizia la ‘semaine sanglante’, la settimana di sangue. L’esercito cannoneggia le strade, penetra brutalmente nelle case, perquisisce e arresta. Molti comunardi muoiono sulle barricate, altri vengono catturati e passati per le armi. Processi e condanne si susseguiranno per molti mesi, fino al gennaio 1873. E Louise? Dopo aver strenuamente combattuto… si preoccupa della madre! La quale, rimasta a casa, è stata sequestrata ed usata come ostaggio. Per liberarla, pur potendo fuggire, si consegna. A questo punto possiamo immaginare Marianne, già preoccupata per le ardimentose imprese della figlia, furente per lo scambio non voluto. Infatti le tocca vederla imprigionata nella tremenda prigione di Satory, col rischio della fucilazione. Fortunatamente Louise viene risparmiata, in quanto donna, nonostante le fiere parole pronunciate al processo. In questa occasione Victor Hugo le dedica un omaggio poetico dal titolo “Viro major”.

Condannata alla deportazione a vita, viene imbarcata sul piroscafo Virginia, destinazione Nuova Caledonia, nel mezzo dell’Oceano Pacifico. Con lei e gli altri centocinquanta prigionieri c’è Rochefort, troppo celebre per essere giustiziato. I due sono davvero indomabili: lui dopo un po’ evade su una barchetta e, a differenza di molti che sono stati inghiottiti dal mare, arriva sano e salvo, con i cinque compagni, in Australia. Louise non è da meno: stringe amicizia con i canachi, la popolazione locale sottomessa ai francesi. Lo scambio è alla pari: lei organizza una piccola scuola e loro le insegnano l’uso terapeutico dei fiori sacri del niaouli (che hanno davvero ottimi e molteplici effetti).

Nel giro di qualche anno i canachi, sempre più vessati, si ribellano. Incredibilmente, i deportati francesi restano per la maggior parte indifferenti o anche ostili. Cioè…i deportati maschi! Louise, invece, assieme a Nathalie Lemel (comunarda, femminista, fondatrice di una delle prime cooperative francesi, donna anch’essa di fortissimo temperamento e vita avventurosa), con tutt’altra intelligenza, nonché sensibilità etica e politica, solidarizzano. La rivolta viene stroncata nel sangue ma indelebile rimane, nel popolo della Nuova Caledonia, la memoria di Louise Michel.

Nel 1880 il governo concede l’amnistia ai prigionieri politici. Louise può ritornare. L’arrivo a Parigi è trionfale, ma il clima è profondamente cambiato, le disuguaglianze sociali ancora più profonde, il diritto di sciopero negato. Mamma Marianne è ancora viva, benché provata dai postumi di un ictus. Louise, ormai cinquantenne e con una salute, evidentemente, di ferro, si getta di nuovo nella mischia e aderisce al movimento anarchico creando, poco dopo, la Lega delle donne rivoluzionarie. Tiene comizi, organizza manifestazioni, subisce un attentato cui, come prevedibile, sopravvive senza problemi perdonando l’aggressore e preoccupandosi della sua famiglia, tenta persino una sommossa. Alla fine le autorità … stremate da cotanto attivismo, nel 1883 la incarcerano, rimettendola in libertà

tre anni dopo. Nel frattempo la madre è morta, come anche Victor Hugo e l’amico e compagno di tante lotte Jules Vallés.

Niente da fare, la Nostra prosegue imperterrita benché profondamente segnata da questi lutti. Seguono nuovi arresti e un periodo di esilio a Londra dove ritrova Rochefort e conosce il principe anarchico russo Pëtr Kropotkin. A settantaquattro anni parte per l’Algeria, dove tiene una serie di conferenze. Durante il ritorno muore a Marsiglia, stroncata da una polmonite. E’ il 9 gennaio 1905. Il funerale, a Parigi, viene seguito da una folla immensa che piange, ricorda e onora la “buona Louise”. Paul Verlaine scrive la “Ballade en l’honneur de Louise Michel”. (M.P.)

RIFERIMENTI

“Viro Major”
“Ballade en l’honneur de Louise Michel”

Biografie
Louise Michel (1886), Mémoires 
Claire Auzias (1999), Louise Michel, Alternative Libertaire Belgique
Anne Sizaire (2012), Louise Michel, la Fiaccola, Ragusa
Paule Lejeune (2008), Louise Michel, éd. du Dauphin, Paris

Sulla storia della Comune
Alistair Horne (1971), L’assedio e la Comune di Parigi, Mondadori

Su Nathalie Lemel
Robert Graham (2005), Anarchism: A documentary History of Libertarian Ideas (vol.1), Black Rose Books, Montréal
https://www.youtube.com/watch?v=AEBq1dvIKRg

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