Alice Walker : una vita spesa per i diritti civili

Alice Walker : una vita spesa per i diritti civili

“ Il modo più comune in cui le persone rinunciano al proprio potere è pensare di non averne.”

Conosciamo Alice Walker perché è quasi impossibile che qualcuno, almeno della mia generazione, non abbia visto “Il colore viola”, il film con l’eccellente regia di Steven Spielberg che nel 1986 ricevette 10 nomination e vinse 5 Premi Oscar. Indimenticabile l’interpretazione di Whoopi Goldberg. Questa pellicola è tratta dall’omonimo libro di Alice Walker che, nel 1983, con questo romanzo diventò la prima donna afro-americana a vincere il Premio Pulitzer per la narrativa. Alice Walker non è solo una scrittrice ma anche una bravissima poetessa: ha pubblicato raccolte di racconti e poesie, tra cui uno dei miei libri preferiti “Petunie rivoluzionarie e altre poesie (Revolutionary petunians and other poems) del 1973. I suoi lavori si focalizzano principalmente sulle lotte delle persone di colore, specialmente donne, contro la società razzista, sessista e violenta, nonché sul ruolo delle donne di colore nella storia e nella cultura. Molti suoi racconti, come Everyday Use del 1973, sono apertamente femministi. Femminista da sempre Alice, che nel 1979, in una sua storia, “Coming Apart”, per movimento di donne nere coniò un termine che diventerà storico: “womanist”. Womanist sta a significare appunto “una femminista nera o femminista di colore”.

Allora erano donne
La generazione di mia madre
Con voce pesante — piede
Fermo
Con pugni oltre che
Mani
Come sfondavano
Le porte
E stiravano
Camicie bianche
Inamidate
Generali con cappelli di stracci
Come guidavano
Le armate
Attraverso campi
Minati
Fossati pieni
Di azzardi
Per scoprire libri
Banchi di scuola
Un luogo per noi
Conoscevano benissimo
Ciò che noi dovevamo imparare
Loro non sapevano leggere
Neppure una pagina.

Alice è nata a Eatonton, Georgia, nel 1944. Ha trascorso l’infanzia in un villaggio rurale di neri, nel profondo Sud, ma ha ottenuto una borsa di studio per l’università di Atlanta. Si è impegnata da sempre nella battaglia per i diritti civili. Coraggiosa Alice, che nel 1967, quando ancora i neri viaggiavano separati sugli autobus, sposò un bianco. E non stiamo raccontando di “Indovina chi viene a cena” con Spencer Tracy, no, non è una commedia, la realtà era ben altro.

Insieme sfidarono le convenzioni e diventarono la prima coppia di “diverso colore” legalmente sposata del Mississippi: ciò comportò non solo commenti, ma una costante persecuzione nei loro confronti da parte del Ku Klux Klan. D’altronde Alice nasce e vive proprio nell’epoca in cui erano in vigore le Leggi Jim Crow, leggi locali e dei singoli stati emanate negli Stati Uniti d’America tra il 1876 e il 1965: servivano a creare e mantenere la segregazione razziale in tutti i servizi pubblici, istituendo uno status definito di “separati ma uguali” per i neri americani e per i membri di altri gruppi razziali diversi dai bianchi. La segregazione razziale organizzata dagli Stati nelle scuole fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema nel 1954, con la sentenza ‘Brown vs Board of Education’, ma le Leggi Jim Crow rimasero in vigore finché vennero abrogate dal Civil Rights Act del 1964 e dal Voting Rights Act del 1965. Un fintissimo status di libertà e uguaglianza. Una vera e propria farsa. Alcuni esempi di Leggi Jim Crow furono la separazione nelle scuole pubbliche, nei luoghi pubblici e sui mezzi di trasporto e la differenziazione dei bagni e dei ristoranti per bianchi e per neri. Anche all’interno dell’esercito venne applicata la segregazione razziale. Alice Walker era ultima degli otto figli di Willie Lee e Millie Tallulah (Grant) Walker. Suo padre, che guadagnava 300 $ all’anno lavorando come mezzadro e producendo formaggi e latticini, organizzò i primi elettori neri nella contea (votò per Roosevelt) e costruì una scuola di una sola stanza per i loro figli. Sua madre Alice la descrive come un’ “artista la cui tavolozza era un giardino fiorito”. Raccolse cotone e lavorò come cameriera, cucendo trapunte e conservando frutta. Dovendo sottostare alle Leggi Jim Crow, la madre ebbe degli scontri con i proprietari terrieri, che si aspettavano che i figli di mezzadri neri sarebbero andati a lavorare nei campi il prima possibile. Alice invece venne mandata a scuola. Vi fu iscritta a soli quattro anni, con un anno di anticipo rispetto agli altri bambini. È cresciuta immersa nella tradizione orale delle storie raccontate dai nonni, da cui prenderà spunto per i personaggi del suo romanzo “Il colore viola”, che inizierà a scrivere segretamente a otto anni.

Nel 1952 viene ferita accidentalmente a un occhio da un colpo di fucile sparato dai fratelli. Dal momento che non avevano una macchina, i Walker non poterono portare la figlia all’ospedale per ricevere cure immediate. Alice venne visitata da un dottore solo una settimana dopo, quando ormai sull’occhio si era formata una grossa cicatrice. Da allora la bambina divenne estremamente timida e riservata. Costantemente osservata e talvolta schernita per la cicatrice, si sentiva emarginata e si ritirò dedicandosi alla lettura e alla scrittura di poesie. Che non abbandonerà più. Anche se a quattordici anni i segni della cicatrice le saranno rimossi Alice, grazie a quella ferita, arriva a capire che quell’incidente le aveva permesso di iniziare a cambiare sguardo, letteralmente, a “vedere davvero le persone e le cose, comprendere le relazioni ed essere abbastanza paziente da prendersi cura di come si rivelano”. A Eatonton Walker frequentava l’unica scuola superiore disponibile per i neri: la Butler Baker High School. Nel 1961 si iscrisse al College Spelman con una borsa di studio datale dallo Stato della Georgia.

Lo Spelman College di Atlanta era un’istituzione per donne nere fondata da filantropi bianchi. Aveva lo scopo di “far uscire” le giovani donne di colore dai retroterra contadini e dalle comunità nera segregata. Dovevano essere “civilizzate”, il modo in cui versavano il tè era più importante dei libri che leggevano, scriverà ironicamente Alice. Lo storico russo Howard Zinn, professore emerito dell’Università di Boston, ricorda che Walker era silenziosa ma “incredibilmente eloquente ed elegante sulla carta”, e afferma che lo Spelman College era per lei “soffocante”. Infatti Walker infrange le regole del “convento”: frequenta studenti bianchi, si unisce ai crescenti sit-in e picchetti, dentro e fuori dal campus, e raggiunge i massimi risultati accademici della sua classe.

Le viene offerta un’altra borsa di studio, questa volta dal Sarah Lawrence College di New York, e accetta l’offerta, ma rimane incinta all’inizio del suo ultimo anno e decide di abortire; questa terribile esperienza, è seguita da numerosi attacchi di pensieri suicidi. Troviamo molte poesie in Once, la sua prima raccolta, ispirate a questi fatti. Walker nel 1965 si laurea. Continuando l’attivismo a cui aveva partecipato negli anni del college, torna al Sud dove collabora ai programmi della campagna per i diritti dei bambini in Mississippi. Dopo aver vissuto insieme al marito a New York, trascorre con lui sette anni a Jackson, sempre lavorando per desegregare le scuole. Erano l’unica coppia apertamente interraziale nello stato :”Ci siamo sposati perché era illegale” dice. Nel 1978 si trasferisce in California per “essere libera” dice, e inizia una relazione di 13 anni con Robert Allen, editore della rivista Black Scholar, con cui ha fonda la Wild Trees Press. Nel 1990 ha una relazione amorosa con Tracy Chapman. In quegli anni, snervata da una malattia di Lyme non diagnosticata, un’infezione trasmessa da zecche che può portare a gravi dolori articolari, ha una crisi esistenziale. Nel 1993 colpita dalla morte di sua madre finisce la relazione con Allen. Ha ormai riconosciuto la sua bisessualità o “omosessualità”: “Ho sempre amato donne e uomini, ma dovevo capirlo”, dice. “Mi innamorerei delle coppie, non capisco perché più persone non amano solo lo spirito”. Aggiunge: “Non ho mai capito perché la gente si nasconda, devi dare agli altri l’opportunità di amare chi ami, se non lo accettano, la perdita è loro “

Ho imparato a non preoccuparmi dell’amore
ma di onorare le sue visite
con tutto il mio cuore.
Esaminare i cupi misteri
del sangue
con mente allegra e
leggera,
conoscere il flusso delle emozioni
sciolte e veloci
come l’acqua.
La fonte sembra
qualche inesauribile
sorgente
all’interno della nostra doppia
o triplice essenza;
il nuovo viso che io
rivolgo a te
nessuno al mondo
l’ha visto
ancora.

L’8 marzo 2003, giornata internazionale delle donne, alla vigilia della Guerra in Iraq, Alice Walker è stata arrestata insieme ad altre 24 persone per aver attraversato una linea di polizia durante una protesta contro la guerra di fronte alla Casa Bianca. La scrittrice e altri 5000 attivisti dell’organizzazione Code Pink e Women for Peace, avevano marciato dal Meridian Hill Park (detto Malcolm X Park) di Washington D.C. verso la Casa Bianca, circondandola prendendosi per mano e cantando.

Oggi Walker vive nelle colline di Berkeley, dall’altra parte della baia di San Francisco, in una casa con una sala di meditazione che contiene un santuario buddista illuminato a lume di candela. Vive da sola,  col suo labrador, Marley, dal nome della leggenda del reggae che ha ispirato i dreadlocks, adottato 20 anni fa. Coltiva pomodori e cavoli verdi – le “basi della cucina meridionale”. Ha anche un ritiro di 40 acri nel nord dello Stato, tra i vigneti della contea di Mendocino, progettato come una casa colonica giapponese e un santuario shintoista. Durante la sua costruzione, da parte di suoi amici “hippy”, ha acquisito una casa invernale a Sud, sulla costa messicana.

Nel libro “Non restare muti”, edito da Nottetempo nel 2011, Alice racconta dei suoi viaggi più recenti tra il 2006 e il 2011 e delle sue giornate trascorse in Ruanda, nel Congo Orientale e nella Striscia di Gaza, offrendo una testimonianza diretta di situazioni indicibili, per rompere il silenzio e dare voce alle donne che ha incontrato.

“Come farà a sorridere? – mi domandavo a proposito della mia sorella congolese appena incontrata. Ma lei sorride perché è viva, e ciò significa che il Femminile è vivo. C’è il lavoro di Madre da fare. C’è il lavoro di Figlia da fare.”

In questo bellissimo libro, che consiglio, davanti agli orrori e alle carneficine, Alice alza la sua potente voce affinché  l’odio e il risentimento non prevalgano. C’è qualcosa che per tutti è necessario imparare: “ Non c’è che un’unica figlia, un unico padre, un’unica madre, un unico figlio, un’unica zia o zio, o cane, o gatto, scimmia, asino nell’universo: quello che ci sta di fronte.”

FONTI:

Maya Jaggi Redemption Song The Guardian t 15 Jan 2005

https://www.theguardian.com/books/2005/jan/15/featuresreviews.guardianreview11

https://www.poemhunter.com/alice-walker/biography/

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