Lo Speculum di Margherita Porete, che piuttosto che rinnegarsi arse viva.

Lo Speculum di Margherita Porete, che piuttosto che rinnegarsi arse viva.

Lo Speculum di Margherita Porete, che piuttosto che rinnegarsi arse viva.

Facciamo un salto nel passato. È 1° giugno 1310 e in Place de Grève si alza un’alta colonna di fumo. L’odore di bruciato aleggia in città ormai da giorni perché non è tanto, solo il 12 maggio appena passato, che proprio qui a Parigi, si è tenuto il rogo di 54 Templari al Mulino Saint-Antoine. Ma sulla catasta di legno oggi tra le fiamme sta bruciando una donna, Margherita Porete. C’è una grande folla. E tanta gente che piange. È stata condannata a morte dall’Inquisizione per eresia, per aver osato scrivere e diffondere il suo trattato: Lo specchio delle anime semplici. Di solito sul rogo bruciano le streghe. Per aver scritto libri è più facile che brucino degli uomini. Poi dicono che non ci vengono offerte pari opportunità! Eppure anche in questo caso è proprio il fatto che Margherita sia una donna, e non tanto una scrittrice, a far sia che sia lì, su quella catasta di legno ardente. Vediamo come.

Margherita Porete è quasi una sconosciuta. Chi è? Purtroppo non in tanti conoscono questa beghina, autrice del più antico testo mistico della letteratura francese. Sulla vita di Margherita con certezza sappiamo ben poco se non che Margherita Porete proviene dal Belgio, dalla contea di Hainaut ed è sicuramente una donna colta, un’intellettuale, forse una copista; è nubile e appartiene all’aristocrazia visto il pieno dominio dell’uso della parola scritta, in questi riservata solo agli uomini e alle donne di ceto alto. Pare anche abbia tradotto la Bibbia in volgare. Ha vissuto in una piccola comunità fatta di poche case; è una donna religiosa che, senza prendere i voti e senza il riconoscimento da parte delle istituzioni ecclesiastiche, ha condotto una vita casta, povera e umile, vestendo il saio come le monache, dedita al lavoro e alla preghiera, ma senza la regola della clausura e senza imposizioni dall’alto. Ma se intorno all’esistenza terrena di Porete i dati storici scarseggiano, di certo ci resta il suo libro “eretico” che per fortuna è scampato al rogo: un documento eccezionale che appartiene ad un preciso genere letterario, i cosiddetti Specchi. Gli Specchi medievali sono una sorta di trattato a tematiche dal carattere fondamentalmente speculativo, cioè come dice il nome stesso un insieme di riflessione e indagini teoriche su un argomento. Specchi deriva dal latino speculum che significa “ciò che serve a vedere”.

Gli anni in cui Margherita scrive il Miroir sono gli stessi nei quali Dante scrive la sua Commedia e Meister Eckhart, magister alla Sorbona, redige l’Opus tripartitum; gli anni in cui la civiltà cristiana sta dando il meglio di se stessa, toccando culmini di pensiero e d’arte difficilmente raggiunti in seguito, ma anche gli anni in cui la Chiesa attraverso l’Inquisizione cerca di far piazza pulita di tutti coloro che mettono in pericolo con nuove idee la sua autorità. Il Miroir è un vero e proprio trattato di filosofia nel senso forte della parola, di quella attività del pensiero cioè che ha in comune con la religione l’oggetto d’indagine: Dio. Il terreno è lo stesso di Platone, Agostino, Eckhart, Cusano, Spinoza, Hegel, capite ora? Capite il peso dell’autorialità di un libro così quando a scriverlo è una donna?

Il libro è giunto fino a noi grazie agli studi di Romana Guarnieri che ci ha restituito un testo di enorme valore. Perché ho parlato di restituzione? Perché quando bruciarono Margherita, insieme a lei bruciarono la maternità del suo specchio. Per secoli non si seppe più il suo titolo e la sua autrice. È giunto a noi in anonimato. Fino a quando Guarnieri ha trovato “per caso” la versione latina (quella francese non esiste più) dello Speculum nelle Biblioteche vaticane e, confrontandone le frasi con le accuse volte a Margherita Porete negli Atti del suo Processo ha capito che lo aveva scritto lei. Marguerite infatti fu mandata al rogo non per aver scritto Lo specchio delle anime semplici, ma un libro e basta.

Le fu tolta l’autorialità dell’opera. Fu denudata, depredata, resa orfana del suo stesso figlio, quello per il quale rifiutò la rinnegazione e piuttosto scelse la morte. Fu cancellata dalla storia cancellando la maternità alla sua opera. Strega, eretica, mistica, beghina, visionaria o carismatica che fosse, Margherita riemerge dalla damnatio memoriae grazie alla forza del suo capolavoro: un testo in volgare che è giunto sino a noi grazie al coraggio di coloro che lo hanno copiato e tramandato per sette secoli, sfidando e opponendosi alla legge religiosa che imponeva la sua distruzione e alla ricerca di un’altra donna, Romana Guarnieri appunto.

Ma perché questo libro è eretico? Cosa dice in sostanza? Perché per la chiesa costituisce un pericolo? E soprattutto: è il libro a costituire un pericolo o Margherita Porete? Beh sicuramente il suo Specchio la rende una Dissidente. «Pensare, dire che si pensa è un avviarsi verso la dissidenza; per istruirsi, bisogna ricorrere a qualche stratagemma; per parlare, occorre associarsi e lottare contro le canzonature maschili; per scrivere, si deve restare anonime; per una vita più felice, bisogna leggere e allearsi con altre per convincere l’uomo che la sua grossolanità è difficile da sopportare. […] Avere spirito è cosa piacevole, ma servirsi pubblicamente della propria intelligenza è una «dissidenza», uno scarto il cui prezzo da pagare è spesso doloroso, un esercizio che le donne tenteranno, nonostante tutto, con piacere, mortificate come sono dal loro essere fuori-cultura». (Duby, Perrot 1991, p. 399).

Il fatto che una donna medievale scriva dell’anima con questa competenza teologica e filosofica, insomma sapendo di cosa parla, è un grande affronto. D’altronde scriveva testualmente “è da asini cercare Dio nelle chiese, nei conventi e nelle cerimonie, Dio si nasconde nel fondo del fondo di noi stessi.” Un po’ quel che dice Gesù nel Vangelo di Tommaso “Il regno di Dio è dentro di te è tutto intorno a te… non in templi di legno e pietra. Solleva una pietra ed io ci sarò, spezza un legno e mi troverai.” Certo è che la sua emancipazione di donna muove dalla fede religiosa e dal sapere, ma certo è anche il fatto che la conoscenza che Margherita Porete esprime sta al di fuori del dogma tradizionale va duramente repressa. Gli inquisitori non videro tanto in quest’opera l’invito all’elevazione dell’anima, ma vi lessero – ovviamente – un’istanza sovversiva e una via verso un’emancipazione femminile inaccettabile.

Come scrive Luisa Muraro, Porete scrisse “un’opera che parla con autorità e competenza senza dipendere dalle mediazioni maschili” nella quale promulga una dottrina “audace, sottile, rischiosa ma forse non eretica”. Era così alto il suo sapere, profonda la sua conoscenza religiosa che ricevette l’approvazione da ben tre dotti uomini della Chiesa, uno dei quali era nientepopodimeno che Giovanni Duns Scoto. Cosa ha fatto quindi Margherita per trovarsi oggi su quel rogo? Cosa si sta negando e rinnegando nel bruciarla viva? Ecco cosa: la differenza femminile nell’interpretazione della realtà.

Margherita è una rivoluzionaria sovversiva per la Chiesa: dice cose dell’anima che non dovrebbe. Fa pensieri, e soprattutto li scrive e li diffonde, che sono pura eresia. Nel suo libro non vi è traccia di quella religiosità che insiste sul dolore come strumento privilegiato di pietà. Per lei la pietas è l’altra faccia del pathos e il dolore una forma di sensualità e di legame. Quello di Margherita scrive è un dibattito filosofico scandito attraverso battute dal sapore quasi teatrale. Partecipano in primo luogo alla discussione due personaggi: Ragione ed Anima. Ognuno dei personaggi sostiene la propria tesi in merito a religione, uomo, Dio, spirito, rettitudine, vangelo. Intervengono a dir la loro altre figure personificate, come: Virtù, Cortesia, Timore, Desiderio; ma tra tutte spicca quella di Amore, che vince in saggezza e carità. Quell’amore che colpisce a tal punto Roland Barthes da citarne le parole in fondo al suo “Frammenti di un discorso amoroso”. Proprio le parole di Margherita, senza sapere che fosse lei, poiché la restituzione dell’opera alla sua autrice ancora non era ancora avvenuta; senza sapere che fossero parole sue, e attribuendole al mistico fiammingo Ruysbroek. Lo specchio delle anime semplici si apre con queste parole “Voi che in questo libro leggerete/ (…) Umiltà dovete avere”.

Tale humilitas ci ricorda in quanto uomini siamo tutti sedicenti padroni del mondo. Siamo solo humus, terra. Da essa deriviamo, dipendiamo e ad essa torneremo. Concime della terra. Farci umili è dunque prerequisito indispensabile per avvicinarsi a Dio. Ma dobbiamo anche riconoscerci soggetti a una serie di necessità (anticipando per tanti versi Heidegger) e di mancanze che ci condizionano. Siamo, incarnati nel corpo, finiti, vulnerabili, bisognosi di ciò che ci proviene dall’esterno di noi stessi; siamo mancanti, come dirà Lacan. Mancanti a essere, spazi con lacune che possono essere colmate solo dal desiderio. E anche di desiderio parla Marguerite nel suo testo spirituale. Adesso capite vero perché siamo qui? Tutte noi? Sul rogo con lei? Parla di un amore che non è finalizzato a oggetto, o a Dio, ma invece lascia il posto alla mancanza, l’amore è Dio nella misura in cui permette il superamento di noi stessi e di Dio stesso. “Il Dio di Margherita è un assoluto che accade, è contingente. Accade in questo mondo, nella storia come un di più del quale non possiamo fare a meno; senza di esse, forse, non potremmo parlare, sebbene non possiamo dire di conoscerlo o riconoscerlo, a meno di esserlo noi stesse.

Incarnare l’humilitas significa inoltre sconfiggere le vane ambizioni e presunzioni egoiche e comprendere che ogni attaccamento è deleterio. Anche l’attaccamento a Dio. Un Dio, a cui l’umanità troppo spesso si rivolge solo per ottenere qualcosa in cambio. “Prego Dio che mi liberi da Dio” L’invito al distacco, all’eliminazione del superfluo, all’accettazione della necessità ineludibile, non volendo impadronirsi di nulla e rigettando la dimensione dell’avere per quella dell’essere sono la strada dell’Amore e questo tipo di amore genera amore, ovvero Dio. Il Dio di Marguerite non è bisogno è desiderio. Un Dio trascendente e immanente al tempo stesso. Un po’ come il mantra tat tvam asi della tradizione vedica, cui il maestro Eckart, così come Heidegger erano così vicini. Io sono quello, ma anche, tu sei me.

Questa è una delle due proposizioni (erano quindici ma ne sono riportate solo due) che vennero considerate eretiche e che troviamo gli annali del processo; una delle due frasi per cui Margherita Porete, il 1° giugno 1310, sta bruciando in Place de la Grève: “L’anima annientata non ha più neanche la necessità di ricevere consolazioni e doni da Dio, avendo Dio in sé stessa.” D’altronde anche il Vangelo di Tommaso, che ho citato non è un testo “ufficiale della Chiesa”. È un Vangelo apocrifo, scoperto nel 1945 circa 60 Km da Luxor, da due contadini che estrassero dalla sabbia una giara di argilla con all’interno antichi manoscritti tra cui il “ Vangelo di S. Tommaso ”. Nel manoscritto sono scritte frasi di Gesù, che rendono la sua figura ben diversa da quella che la Chiesa, e non la storia, ci racconta, da quella adottata “ufficialmente” dal mondo cattolico. Infatti anche il Vangelo nel III secolo fu ritenuto eretico.

E sentite come sono forti queste frasi e come sono vicine a quelle di Margherita Porete.

Gesù disse: “Se coloro che vi guidano vi dicono: Ecco il Regno (di Dio) è in cielo! Allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: È nel mare! allora i pesci del mare vi precederanno. Il Regno è invece dentro di voi e fuori di voi. Quando vi conoscerete, allora sarete conosciuti e saprete che voi siete i figli del Padre che vive. Ma se non vi conoscerete, allora dimorerete nella povertà, e sarete la povertà. Simon Pietro disse loro: “Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita”. Gesù disse: “Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli “.

FONTI:
Scrivere Il Mondo: Blixen, Campo, Cvetaeva, Dickinson, Porete, Weil a cura M. Luise Wandruszka –Rosenberg&Sellier1996
Un rogo, una luce: lo specchio delle anime semplici di Marguerite Porete di Giovanna Fozzer
Margherita e le anime semplici di Francesco Roat – L’Adige, lunedì 27 dicembre 2010
La non-dualità in Margherita Porete, mistica cristiana, e nel tantrismo kashmiro medievale UniGregoriana – https://www.youtube.com/watch?v=wLMsXrvew0g

No Comments

Post A Comment