Se questo è sport – Violenze e abusi dentro la costruzione della perfezione atletica

Se questo è sport – Violenze e abusi dentro la costruzione della perfezione atletica

Che meraviglia le Olimpiadi, che brave che siamo noi donne, penso sempre, che tra mille difficoltà, molte più degli uomini, e pochissimi aiuti, portiamo sempre a casa tantissime medaglie. Nel momento in cui scrivo anzi, il “sesso forte” saremmo noi. Non che abbia mai avuto dubbi, a dire il vero.

Qualche tempo fa ho visto su Netflix il film Atleta A. Un interessatissimo documentario sullo scandalo Nassar. Chi è Nassar? Larry Nassar era il fisioterapista della USA Gymnastic, la “Federazione Statunitense di Ginnastica Artistica”. Atleta A, da non perdere, è uscito proprio nel 2020, l’anno in cui avrebbero dovuto disputarsi le Olimpiadi che stiamo guardando in questi giorni, e descrive nel dettaglio lo scandalo dell’USA Gymnastic, l’associazione di ginnastica professionista che ha taciuto e nascosto gli abusi sessuali perpetrati da Larry Nassar ai danni di almeno 250 atlete. Tra le principali accusatrici c’è anche la ginnasta Biles, che vediamo in questi giorni volteggiarci sotto gli occhi, inconsapevoli di quello che le è accaduto. Simone Biles che in questi stessi giorni, dopo tanti errori nelle gare individuali, si è anche ritirata in lacrime dalla competizione perché “deve prendersi cura della sua salute mentale” .

Come non pensare al dolore che sta dentro a quella perfezione? Come non ripensare anche, a quel lontano 1972 quando vedemmo uscire Olga Korbut dalla pedana in lacrime?

Korbut era alla sua prima Olimpiade e aveva solo 17 anni. La ginnastica, come l’atletica leggera e i lanci nello spazio, erano i pilastri della propaganda sovietica, un URSS che era già secondo alla conquista della luna.

A Monaco Korbut, nonostante gli eventi terribili che accadevano fuori, nelle strade della città, fece innamorare il pubblico, per le sue capacità e per il suo carattere, così distante dallo stereotipo dell’atleta dell’est, glaciale e inespressiva, come sarà qualche anno dopo Nadia Comaneci, la bambina di ghiaccio. Lei invece era il passerotto di Mink, dolce e sorridente creatura leggiadra.

A Monaco Korbut vinse tre ori. Alla trave, a corpo libero e a squadre. Alle parallele presentò un movimento che ancora oggi viene chiamato Korbut flip. Eseguì un salto mortale all’indietro, tra una parallela e l’altra, a velocità sensazionale e in perfetta fluidità, che fece sobbalzare i presenti, consapevoli di aver appena assistito a un momento storico irripetibile.

Un movimento così audace e rischioso da essere proibito, nel 2012, per tutelare l’incolumità delle ginnaste. Ma lei lo eseguì con semplicità, volando come un passero tra i rami, mostrando al mondo cosa quella giovane donna sapeva e aveva il coraggio di fare. La perfezione. Prese 9.80, tra i fischi di tutto il pubblico in piedi, per un mancato 10 per quello che sarebbe diventato uno dei movimenti simbolo della storia della ginnastica.

Vinse la gara la tedesca dell’est Karin Janz, perché la perfezione non era prevista. Solo nel 1976, a Montréal, Nadia Comăneci ottenne, con grandissimo merito, il primo 10 della storia. Lei, la ragazzina che non sorrideva mai, ce la fece. Ma anche se Olga sorrideva sempre e Nadia mai, avevano tantissimo in comune e non mi riferisco al talento purtroppo.

Nadia Comăneci

Nel 1991 Korbut diventerà cittadina americana. Come Nadia nel 1989. Ma neppure a questo mi riferisco.

Nadia, come raccontato nel libro biografico edito da Bompiani e scritto da Lola Lafon, ha subito violenze fisiche, sessuali e mentali dal suo allenatore (e non solo) per tantissimi e terribili anni. Eppure i suoi allenatori, Bela Karolyi e sua moglie Martha sono liberi. Fuggiti in USA li ritroviamo entrambi invischiati nello scandalo Nesser. Hanno però dichiarato che se in Romania schiaffeggiavano e picchiavano le ragazzine, lì non l’hanno mai fatto.

Ecco! Ora sì che stiamo tranquilli! Anche Olga Korbut nel 1999 ha denunciato di essere stata violentata, a 15 anni, da Renald Knysh, il suo allenatore nel periodo delle Olimpiadi di Monaco, oltre a denunciare che lei e tutta la squadra erano delle schiave sessuali. Dopo di lei, come accade in Atleta A a seguito della denuncia di Aly Raisman, tantissime altre atlete si sono fatte avanti per denunciare quel coach.

Quando guardiamo le Olimpiadi, trascinate e trascinati dal pathos sportivo, siamo portate e portati a non considerare tutto quello che sta dietro e dentro quel mondo, questo mondo, quello sportivo, quello in cui vive la maggior parte dei nostri bambini e, soprattutto, bambine. Siamo portate e portati a vedere lo sport come un mondo in cui vince il o la miglior atleta, a coronamento di un bellissimo sogno. Ci commuoviamo. Dimentichiamo che spesso, troppo spesso – ahimè – le donne, in quanto tali, portano sulle spalle storie di violenza non raccontate o occultate. Taciute a volte da loro stesse perché l’ambiente non le tutela quando le rivelano, o addirittura coperte dai dirigenti quando queste cose vengono denunciate, come accusa la stessa Biles. Di questo si parla nel bellissimo libro “Impunità di gregge ” della giornalista  Daniela Simonetti.

Intanto, in Usa, nel 2020, John Geddert, ex allenatore della nazionale olimpica USA di ginnastica, si è suicidato per la vergogna dopo essere stato incriminato per abusi sessuali su decine di minorenni e di traffico di esseri umani nel 2012. E Larry Nassar, di cui sopra, passerà più di 60 anni in prigione. Mentre da noi di condanne così, per abusi sessuali nello sport, non si è mai sentito parlare. Non bisogna credere che sia perché qui non avvengono. Interi greggi di impuniti circolano nelle palestre, nelle piscine, sulle piste e nei campi. Simonetti ben descrive lo status quo nel suo libro, edito da ChiareLettere, e sottotitolato “Sesso bugie e omertà nel mondo dello sport”.

Giornalista e fondatrice nel 2019 della prima associazione italiana contro gli abusi sessuali nello sport, Simonetti relaziona con cura l’ inchiesta in corso in Italia sulle violenze in ambito sportivo: pedofilia, abusi, molestie da parte di allenatori e dirigenti, quelli ai quali affidiamo i nostri figli e le nostre figlie per crescere in modo sano e inseguire un sogno. Compratelo e leggetelo. Se insegnate, se allenate, se avete figlie e figli. Pagina dopo pagina  si aprono squarci su un mondo sportivo che ha bisogno di fare pulizia ma banalizza il problema sminuendolo.

Fa notare la Simonetti  che “la Procura Generale dello Sport tra il 2014 e il 2017 ha accertato 47 casi.” “Ma quello che emerge è solo la punta di un iceberg. I casi censiti nell’ultima relazione della Procura generale dello sport sono una novantina (…) Il primato spetta al calcio (ventuno casi), seguito da equitazione (sedici) e volley (tredici)”. Fa accapponare la pelle leggere la storia di A., 13 anni, che non dormiva più e aveva un comportamento violento – racconta la mamma. Era angosciato e alternava crisi di pianto a scatti d’ira, sino a quando ha detto tutto ai genitori. Sottoposto a visita medica vengono riscontrati  “segni fisici compatibili con gli abusi: congestione venosa anale, incontinenza fecale minore derivante dal malfunzionamento degli sfinteri anali, alterazione della regione anale”. Uno spietato referto medico che va riportato così com’è, con il suo linguaggio crudo, per destare le menti. La vicenda è ancora in corso e il piccolo A. attende giustizia.

La sua Federazione nel frattempo – denuncia Simonetti – rimane vaga.

Il libro racconta di molti altri  abusi tra i giovanissimi e le giovanissime. Sono tante, troppe nello sport, quelle persone in apparenza rispettabili, di cui non sappiamo nulla, dietro alle quali a volte si nascondono incalliti pedofili.

Non va tutto bene. E lo sport, quando è cosi, non fa bene. Siamo troppo fiduciosi e fiduciose e insufficientemente guardinghi. Questo libro apre uno squarcio su un mondo omertoso di molestatori seriali che  esercitano un incredibile potere sui loro atleti e atlete e approfittano della loro giovane età e fiducia. Le Federazioni devono aumentare i controlli, che sono scarsissimi per non dire inesistenti per evitare che pervertiti, pedofili, molestatori e delinquenti abbiano giovani vite da spezzare tra le loro mani. La Giustizia Sportiva – scrive la Simonetti – con le sue norme obsolete e tempi infiniti porta ad archiviazioni scontate mentre le radiazioni da parte delle Federazioni non lo sono per niente.

Esistono anche casi positivi, ma sono pochi, aggiunge l’autrice: “La Federazione arrampicata sportiva italiana per esempio ha introdotto nel proprio regolamento l’illecito di violenza sessuale e abusi sui minori collegandolo all’esclusiva sanzione della radiazione. Il Consorzio Vero Volley ha avviato corsi di formazione sul tema delle molestie mettendo a punto un decalogo sui comportamenti da tenere nei riguardi dei minori e gli allenatori devono produrre certificati penali e dei carichi pendenti. La Federazione italiana di Baseball li acquisisce quando assume un coach e li verifica con cadenza semestrale”. Sono degli esempi positivi sì, ma sono ancora insufficienti per impedire che gli orchi agiscano. Tutte le altre Federazioni  cosa fanno ?

Le atlete norvegesi

Solo qualche giorno fa le atlete norvegesi, della pallamano, per evitare i continui episodi di body shaming, hanno deciso di giocare con dei pantaloncini invece del bikini. E sono state multate per 1500 euro. Sì, perché se il regolamento dice che devi mostrare “il didietro” non puoi mica sottrarti. È ovvio che nella pallamano giocare in mutande attillate è utilissimo alla performance. Come nel beach volley d’altronde. Così per protesta contro la sessualizzazione delle donne nello sport, e per solidarietà con le colleghe norvegesi, le ginnaste tedesche useranno un costume intero, che copre in toto anche le gambe. L’ho visto ieri. Sono davvero bravissime e bellissime queste donne resistenti. Forza ragazze. A noi tocca sempre di combattere il doppio, dentro e fuori dal campo. Forza ragazze, così si fa. (R.F.)

Le atlete tedesche

Bibliografia:
Impunità di gregge: Sesso, bugie e omertà nel mondo dello sport di Daniela Simonetti ed Chiarelettere

Il Post 20 gennaio 2018 il processo a Larry Nassar

Olga Korbut, Monaco di Baviera, 1972
INTERNAZIONALE, di Federico Ferrone e Alessio Marchionna

La rivoluzione delle ginnaste tedesche, ai Giochi con la tuta: “No alla sessualizzazione delle atlete
La Repubblica, 26 luglio 2020

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